Il biotech in Italia
A partire dal 2010 Assobiotec, per il suo report sulle biotecnologie, ha lavorato in partnership con Ernst & Young, che ormai da molti anni produce in diversi paesi, e a livello globale, rapporti sul settore biotech considerati lo standard internazionale di riferimento. Da allora il “Rapporto sulle biotecnologie in Italia” viene realizzato con gli stessi parametri adottati da Ernst & Young a livello internazionale, consentendo di fare dei paragoni omogenei con lo scenario degli altri paesi, e quindi di confrontare il comparto biotech italiano con quello delle realtà più avanzate.
Il biotech italiano si rivela un comparto giovane e dinamico, costituito da numerose realtà, tra cui: imprese dedicate (pure biotech), imprese a capitale italiano e filiali di multinazionali, oltre che parchi scientifici ed incubatori.
Di seguito gli indicatori principali.
□ Il biotech italiano continua ad essere competitivo a livello europeo: il Rapporto censisce 394 imprese e posiziona l’Italia come il terzo Paese europeo in termini di numero di imprese pure biotech (248), ovvero di imprese che hanno nelle biotech il proprio core business, dopo Germania (397) e Regno Unito (282). Il trend di crescita delle pure biotech (2,5%), è inoltre in controtendenza rispetto a quello registrato nei paesi leader europei, che vedono invece un calo di queste imprese. Cominciano però a evidenziarsi i primi segnali di affaticamento, con oltre una ventina di imprese che risultano aver cessato l’attività.
□ Spiccano le aziende dedicate alla cura della salute, ben 206 su 394 individuate. Per quanto riguarda gli altri settori di applicazione, 61 imprese operano nel segmento delle GPTA (Genomica, Proteomica e Tecnologie Abilitanti), 43 si dedicano in modo esclusivo alle green biotech (biotecnologie verdi), 34 sono unicamente attive nel white biotech (biotecnologie industriali), mentre 50 imprese operano in più settori di applicazione (multi core).
□ Il 77% delle imprese del settore delle biotecnologie si caratterizza per essere di micro o piccola dimensione (rispettivamente, meno di 10 e meno di 50 addetti). Applicando l’analisi dimensionale alle sole pure biotech, la percentuale delle imprese micro o piccole aumenta ulteriormente sino a raggiungere l’88%, a conferma del fatto che la maggioranza delle imprese che rientrano in questo comparto è costituita da Piccole Imprese Innovative, dedicate soprattutto ad attività di R&S.
□ Il fatturato dell’intero comparto, pari a 7 miliardi di Euro, è in crescita del 4% rispetto al 2011. Il 73% del fatturato biotech è riconducibile alle multinazionali con sede in Italia, imprese quasi tutte attive nel comparto red biotech, che svolgono attività di ricerca nel nostro Paese e che hanno un elevato numero di prodotti sul mercato. Le imprese a capitale italiano contano invece per il 27% del fatturato, che si divide tra pure biotech (19%), farmaceutiche italiane (6%) e altre biotech italiane (2%). L’incremento maggiore (+8%) si registra per le imprese pure biotech, il cui fatturato ammonta a € 1,3 miliardi.
□ Gli investimenti in R&S sono pari a 1,8 miliardi di Euro, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. Dall’analisi degli investimenti in R&S per tipologia emerge come tali investimenti siano generati dalle farmaceutiche italiane (36%), e dalle multinazionali con sede in Italia (36%), dalle pure biotech (26%) e dalle altre biotech italiane (2%).
□ Crescono gli addetti dedicati alle attività di R&S, circa 6.900 su un totale di oltre 52.000 addetti. Il numero degli addetti dedicati alla R&S raggiunge una percentuale piuttosto alta nel caso delle aziende pure biotech, dove sfiora il 30%.
□ Le imprese sono localizzate prevalentemente al Centro Nord: spicca per numero di imprese la Lombardia (129), seguita da Piemonte (43), Lazio (42), Emilia Romagna (36), Veneto (25) e Toscana (24), Sardegna (23).
□ Il comparto biotecnologico vede crescere corposamente la propria capacità di innovare, come dimostrano i 319 prodotti a scopo terapeutico in sviluppo (dei quali 80 in fase preclinica, 43 in Fase I, 98 in Fase II e 98 in Fase III). Il trend è molto positivo (+35%) per quanto riguarda il numero di prodotti e lo stadio di sviluppo da questi raggiunto. Si confermano l’oncologia e la neurologia le aree maggiormente presidiate.
□ Focalizzando l’attenzione sulla pipeline che origina dalle sole pure biotech italiane, si contano 138 prodotti in sviluppo, di cui 63 in fase preclinica (31%), 22 in Fase I (11%), 38 in fase II (19%) e 15 in Fase III (8%), A questi vanno aggiunti 63 progetti in ricerca early-stage, vale a dire ancora in fase di discovery.
□ Quanto alle pure biotech, esse contribuiscono per il 29% degli investimenti totali in R&S contro il 70% delle imprese del farmaco (36% farmaceutiche italiane, 34% multinazionali con sede in Italia), ma l’incidenza del loro investimento sul fatturato è doppia (54%) rispetto a quella delle imprese del farmaco.
□ Sono 32 i prodotti che hanno ottenuto almeno una designazione di farmaco orfano, frutto del lavoro di 22 imprese biotech italiane (12 pure biotech e 10 imprese del farmaco).
□ Su un totale di 30 progetti di Terapie Avanzate, 21 originano da imprese pure biotech, e ben 11 sono i prodotti che si trovano in Fase di sviluppo clinico. Anche in Italia le terapie Avanzate si confermano come un filone della ricerca biotecnologica estremamente dinamico: nel solo 2011, sono stati infatti avviati ben 4 progetti di terapia cellulare e 6 di terapia genica.