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Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie

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Ricerca & Sviluppo

Terapeutici: focus sulla pipeline italiana

Analisi per fase di sviluppo

Quello della salute è il segmento di punta delle biotecnologie italiane: in esso opera e investe un rilevante numero di imprese impegnate nello sviluppo di farmaci altamente innovativi. Più in particolare, sul totale delle 238 imprese red biotech censite nel presente Rapporto sulle biotecnologie in Italia, sono 56 le pure biotech delle quali è stata analizzata la pipeline.
Nel suo complesso, la pipeline sviluppata dalle pure biotech italiane conta 138 prodotti in sviluppo, di cui 63 in fase
preclinica (31%), 22 in Fase I (11%), 38 in Fase II (19%) e 15 in Fase III (8%); a questi vanno aggiunti 63 progetti di ricerca in early-stage, vale a dire ancora in fase di discovery (31%) che portano il totale dei progetti e prodotti attualmente in corso a 201.
Nessuno dei prodotti sviluppati dalle imprese pure biotech italiane ha ancora raggiunto la fase di immissione in
commercio, anche se non va sottovalutato il fatto che la maggior parte di esse è ancora relativamente giovane, considerati i tempi necessari a completare lo sviluppo di una nuova molecola (mediamente 10-15 anni). Sono tuttavia numerosi i farmaci che hanno recentemente raggiunto la Fase III, e diversi altri la potrebbero presto raggiungere visto il considerevole numero di progetti già in stadio avanzato di sviluppo clinico. Solo nel 2011, sono infatti 2 i nuovi farmaci entrati in Fase III, e ben 12 quelli entrati in Fase II.Se consideriamo, invece, le imprese biotech che rientrano nella più ampia definizione OCSE (Tabella 5.3), la pipeline italiana registra 319 prodotti in fase clinica, di cui 142 da imprese a capitale estero e 177 da imprese a capitale italiano (138 da pure biotech, 30 da farmaceutiche italiane e 9 da altre biotech italiane). Riguardo alle aziende per le quali abbiamo potuto raccogliere informazioni sulle relative pipeline, in tale definizione rientrano, oltre alle già citate 56 pure biotech, 7 farmaceutiche italiane, 17 multinazionali estere e 8 altre biotech italiane, per un totale complessivo di 88 imprese.
È inoltre possibile rilevare come ben due terzi dei 30 prodotti frutto delle attività di ricerca delle farmaceutiche italiane abbiano raggiunto le fasi iniziali di sviluppo clinico (7 in Fase I e 13 in Fase II), mentre più della metà (77) dei 142 prodotti sviluppati delle aziende a capitale estero siano in fase di late-stage development.
Analizzando nel dettaglio i prodotti in relazione alla loro fase di sviluppo, il ruolo delle imprese pure biotech risulta ancora più evidente: dalla loro ricerca origina quasi lo 80% dei prodotti in fase di sviluppo preclinico (ben 63 su un totale di 80), tanto da poterle considerare una autentica promessa per l’intero settore.
Più della metà delle molecole in sviluppo clinico è frutto degli investimenti sostenuti dalle imprese del farmaco, particolarmente attive nelle ultime fasi cliniche. Un’importante conferma dei livelli di eccellenza e competitività raggiunti dal nostro Paese nella conduzione di studi clinici, soprattutto in ambito oncologico.
I dati sopra esposti appaiono ancora più rilevanti se si tiene conto del fatto che la nostra analisi si è limitata a considerare unicamente quei prodotti e progetti che sono frutto della ricerca italiana. Infatti, anche nel caso di imprese del farmaco a capitale estero, sono stati considerati soltanto i prodotti e i progetti che originano da attività di R&S prevalentemente condotte in Italia.
Anche nelle attività early-stage si conferma importante il contributo delle imprese pure biotech, dalle quali originano 63 degli 84 progetti di ricerca in fase di discovery. Ciò rispecchia la tendenza delle imprese del farmaco ad appaltare una quota crescente della loro attività di R&S, affidandola a imprese di dimensione più piccola ma caratterizzate da quei livelli di specializzazione tecnologica e flessibilità organizzativa che ritroviamo, appunto, nelle numerose pure biotech italiane, nate da start-up e spin-off accademici.
Nonostante la crisi di liquidità a livello globale, e la scarsa disponibilità di cassa che caratterizza le nostre pure biotech, è comunque possibile evidenziare un trend positivo per quanto riguarda il numero di prodotti, lo stadio di sviluppo da questi raggiunto, e il numero di sperimentazioni sul territorio.
Ciò rappresenta una conferma, anche per il 2011, della capacità delle nostre pure biotech di ottimizzare gli investimenti in termini di creazione di valore.
Ricomprendendo nella nostra analisi le imprese che rientrano nella più ampia definizione OCSE, tale trend risulta ancora più positivo: se il numero dei prodotti in sviluppo aumenta del 35%, aumenta anche il numero delle molecole che hanno raggiunto, rispettivamente, la Fase I (+43%), la Fase II (+23%) e la Fase III (+68%) di sviluppo clinico.

Analisi per aree terapeutiche

Anche quest’anno, gli investimenti delle imprese italiane attive nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci sono stati
prevalentemente orientati al settore dell’oncologia. Più in particolare, considerato l’intero processo di R&S e comprendendo, quindi, anche i progetti in fase di discovery, oltre che il settore oncologico (33%), gli investimenti
delle pure biotech interessano le aree terapeutiche della neurologia (17%), delle malattie infettive e della dermatologia (12%). D’altra parte, sia quello delle malattie tumorali, per molte delle quali non si dispone ancora di cure adeguate, sia quelle delle patologie del SNC (Sistema Nervoso Centrale), nell’ambito delle quali sono molte le sindromi neurologiche e degenerative correlate alla crescente aspettativa di vita e all’aumento percentuale della popolazione
anziana, sono tra i mercati che, negli ultimi anni, hanno mostrato i più alti tassi di crescita nei paesi industrializzati.
Quanto all’attività di ricerca delle imprese del farmaco, questa comprende, oltre all’oncologia, anche le aree delle patologie gastrointestinali (18% delle farmaceutiche italiane), infiammatorie e autoimmuni (16% delle farmaceutiche italiane), così come quelle delle malattie metaboliche, epatiche ed endocrine (13% delle multinazionali).
Un’ulteriore analisi dei prodotti per area terapeutica e fase di sviluppo evidenzia che la maggior parte dei prodotti
attualmente in sperimentazione in Fase III trova indicazione nel trattamento delle patologie oncologiche, cardiovascolari e neurologiche.

Analisi per tipologia di prodotti

Nel complesso, quasi il 40% della pipeline italiana è costituito da farmaci biotecnologici o biofarmaceutici che includono, per definizione, proteine ricombinanti, anticorpi monoclonali, agenti terapeutici basati sulle tecnologie degli acidi nucleici e la stessa terapia cellulare.
Il 37% della pipeline è costituito, invece, da small molecule individuate e testate mediante metodiche di screening biotecnologico, che trovano principale applicazione in area oncologica (31%), neurologica (25%) e nel campo delle
malattie infettive (13%). Anche gli anticorpi monoclonali e le proteine ricombinanti terapeutiche, che rappresentano,
rispettivamente, il 19% e il 12% della pipeline dei farmaci biotecnologici, trovano prevalente impiego in campo oncologico.

Orphan Drug Designation

Sono definite Malattie Rare quelle malattie che colpiscono un numero ristretto di individui: il limite stabilito in Europa è quello di una persona su 2.000. Esistono migliaia di Malattie Rare - oggi se ne contano oltre 6.000 - che, solo in Europa, colpiscono più di 15 milioni di persone.
Le Malattie Rare sono malattie gravi, quasi tutte di origine genetica, spesso croniche e talvolta progressive. Possono presentarsi già dalla nascita o dall’infanzia, come nel caso dell’amiotrofia spinale infantile, della neurofibromatosi, dell’osteogenesi imperfetta, delle condrodisplasie o della sindrome di Rett, oppure comparire nell’età adulta, come la malattia di Huntington, il morbo di Crohn, la malattia di Charcot-Marie-Tooth, la sclerosi laterale amiotrofica, il sarcoma di Kaposi e il cancro della tiroide.
Le conoscenze scientifiche e mediche sulle Malattie Rare sono limitate, e per la maggior parte di queste non si dispone ancora di cure efficaci. Per questi motivi, il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa hanno varato una normativa - Regolamento (CE) n.141/2000 - che incentiva lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti per la cura delle Malattie Rare (Orphan Drug), stabilendone i criteri di designazione, e premiando le imprese che rispondono a questa importante esigenza etica.
Numerosi sono i farmaci biotecnologici che rientrano nella definizione di Orphan Drug, uno specifico filone della ricerca farmacologica nel quale le imprese italiane sono particolarmente attive, anche per il qualificato contributo della nostra ricerca accademica che vanta il maggior numero di pubblicazioni scientifiche in materia.
Molti di questi farmaci hanno già ottenuto la designazione di farmaco orfano da parte delle autorità regolatorie europea o americana. Più in particolare, la nostra analisi ci ha consentito di individuare 22 imprese biotech italiane che hanno ottenuto almeno una Orphan Drug Designation. Si tratta di 12 pure biotech e 10 imprese del farmaco che gestiscono, complessivamente, un portafoglio di 32 prodotti, di cui uno designato dalla FDA americana, 12 dall’EMA e 19 da entrambi gli enti regolatori. Quasi la metà dei prodotti trova applicazione in ambito oncologico, e ha raggiunto la Fase II di sviluppo clinico.

Terapie Avanzate

Negli ultimi anni numerose iniziative di frontiera nell’ambito della ricerca biotecnologica hanno portato allo sviluppo di farmaci basati su materiale genetico, cellule e tessuti, che si stanno dimostrando efficaci nella cura di svariate patologie. I prodotti di terapia genica, terapia cellulare e terapia tissutale, che rientrano nella categoria dei medicinali per Terapie Avanzate (TA), presentano caratteristiche del tutto particolari e sono, quindi, soggetti a processi di produzione e sperimentazione strettamente regolati a livello internazionale, al fine di garantirne il più elevato profilo di sicurezza.
Numerosi, a livello mondiale, sono i medicinali per TA oggetto di sperimentazione clinica, sebbene solo due di questi abbiano ottenuto l’approvazione per l’immissione in commercio.
Per quanto attiene all’Italia, sono complessivamente 30 i progetti da noi censiti, dei quali 21 originano da imprese
pure biotech.
A fronte di 6 progetti early-stage e di 13 progetti in fase preclinica, sono invece già 11 i prodotti che si trovano in fase di sviluppo clinico. Anche in Italia le TA si confermano come un segmento delle biotecnologie della salute estremamente dinamico: nel solo 2011 sono stati, infatti, avviati ben 10 nuovi progetti (4 di terapia cellulare e 6 di terapia genica).