Biotecnologie per la salute dell'uomo
Le biotecnologie consentono, attraverso l’applicazione delle conoscenze della biologia, di scoprire e mettere a punto nuovi farmaci e terapie per il trattamento delle malattie.
La strategia di base per lo sviluppo di un nuovo farmaco deriva dalla comprensione della patogenesi della malattia, e non dalla semplice sperimentazione di un principio attivo come in passato. La possibilità di ottenere farmaci più efficaci o mirati, davvero su misura, è quindi più concreta.
Sono tre le aree primarie nel settore della cura della salute in cui le biotecnologie sono oggi usate comunemente: farmaceutica (inclusa le terapie avanzate come la terapia genica e cellulare), diagnostica e vaccini.
Grazie alle biotecnologie, inoltre, milioni di pazienti hanno già potuto beneficiare di progressi notevoli sia a livello di prevenzione – anche grazie alla possibilità di diagnosticare le malattie su base genotipica, e all’identificazione del maggior rischio in presenza di geni di suscettibilità – sia a livello di terapia con numerosi farmaci cui ben presto si affiancheranno le cosiddette terapie personalizzate, ovvero quelle più idonee per lo specifico problema di salute di un determinato paziente.
Il primo farmaco da biotecnologie disponibile è stato, nel 1982, l’insulina umana ricombinante, ovvero prodotta tramite batteri geneticamente modificati. Oggi sono ben 190 i prodotti in uso, tra farmaci e vaccini: nel complesso, tali prodotti rappresentano il 40% di quelli registrati.
Numerosi altri saranno disponibili nel prossimo futuro: infatti, circa il 50% di tutti i nuovi farmaci e terapie in sviluppo originano oggi dalle biotecnologie, e la proporzione cresce nei trattamenti più innovativi come vaccini, anticorpi monoclonali per il trattamento di tumori e malattie infiammatorie/infettive, terapia cellulare, terapia genica, medicina rigenerativa ecc..
PhRMA - The Pharmaceutical Research and Manufacturers of America [Link a www.phrma.org] indica che ad oggi sono stati impiegati più di 600 farmaci e terapie biotecnologiche per trattare più di 100 malattie.
Di questi 600 farmaci:
- 210 sono rivolti al trattamento dei tumori
- 50 sono rivolti al trattamento di malattie infettive
- 44 sono rivolti al trattamento di disordini autoimmuni
- 22 sono rivolti al trattamento dell’AIDS
- 22 sono rivolti al trattamento di malattie cardiovascolari
Da ultimo, passando all’area del benessere, anche la cosmetica più innovativa è biotech: l’acido ialuronico e altri filler di uso comune sono infatti di provenienza biotech. Ma, soprattutto, la nuova frontiera dell'anti-age è stata dischiusa con l’avvento di principi attivi naturali modificati con le biotecnologie, spesso estratti secondo i sistemi della cosiddetta biocorrelazione, che permettono di ricavare il massimo dei principi attivi senza sprechi, salvando alberi ed erbe, ovviamente col massimo e verdissimo rispetto delle specie botaniche e dell'ambiente.
Inoltre, in ambito cosmetico, le biotecnologie vengono impiegate per scindere i composti naturali in molecole e mescolarli a veicoli innovativi che li rendono efficaci e stabili.
Non solo: la salute della pelle può essere rafforzata anche dall’interno, con i prodotti nutricosmetici, ovvero integratori alimentari che apportano all’organismo principi attivi che agiscono dall’interno, sugli strati più profondi della pelle o alla radice dei capelli.
Biotecnologie per la salute degli animali
Nell’ambito della medicina veterinaria, le biotecnologie assumono notevole importanza in diversi campi:
■ immunologia
■ biofarmaci
■ tecniche diagnostiche
■ uso di cellule staminali (sia per la terapia rigenerativa che per l’utilizzo nella produzione di farmaci)
Lo sviluppo di vaccini è uno dei segmenti in espansione nella medicina veterinaria, anche se non privo di ostacoli date le difficoltà legate alla rigidità regolatoria. Un vaccino biotecnologico infatti deve seguire la procedura di registrazione centralizzata, ovvero essere necessariamente registrato presso l’EMEA (Agenzia Europea dei Medicinali). Per la sua produzione inoltre bisogna essere autorizzati all’impiego confinato dei microrganismi geneticamente modificati.
Numerosi sono i centri di ricerca e di produzione di vaccini mediante la tecnica del DNA ricombinante. Tra i maggiori esempi di applicazioni
■ la produzione di un vaccino contro l’afta epizootica, utilizzando esclusivamente la proteina virale antigenica in maniera di evitare ogni diffusione del virus;
■ il vaccino contro la rabbia; altri medicinali ad azione immunologica nei confronti di alcune patologie degli animali produttori di alimenti che assumono particolare importanza nella realtà zootecnica, quali piroplasmosi e diarrea neonatale da rotavirus;
■ il vaccino a virus ricombinante che immunizza contro il virus della peste bovina, che ha il vantaggio di poter essere somministrato per scarificazione cutanea ed, a motivo dell’elevata resistenza alla temperatura, può essere impiegato nelle aree tropicali, senza la necessità di mantenere la catena del freddo;
■ nel settore degli animali da compagnia, il vaccino contro il virus della leucemia felina (FeLV).
Le tecniche diagnostiche quali la PCR sono oggi ampiamente utilizzate nella diagnostica veterinaria. Una delle applicazioni più interessanti è la possibilità di ottenere delle impronte digitali molecolari (i cosiddetti "molecular fingerprinting") di un microrganismo, in modo tale da poterlo distinguere da altri "individui" strettamente correlati dal punto di vista genetico.
Sempre in campo zootecnico, le numerose metodologie allo studio nell’ambito della medicina rigenerativa, applicabili soprattutto agli animali produttori di alimenti, sono oggetto di approfondite ricerche.
Tra le terapie rigenerative ad oggi più utilizzate si ricorda il plasma ricco di piastrine, utile alla risoluzione della patologia osteoartritica nei cavalli. L’interesse in veterinaria attualmente è limitato alle specie equina, felina e canina e il campo applicativo è quello ortopedico (tendino-legamentoso, cartilagineo osteo-articolare). Tuttavia, mancando una normativa di riferimento, l’impiego delle cellule staminali in ambito veterinario avviene a discrezione del medico veterinario.
Nel futuro l’approccio molecolare e cellulare potrà consentire, almeno in parte, di sostituire farmaci, quali antibiotici e chemioterapici. I potenziali benefici sono evidenti e coinvolgeranno un lungo elenco di malattie neoplastiche, neuro-degenerative, cardiovascolari e cutanee.