Bioeconomia

Verso una nuova "rivoluzione industriale"

La bioeconomia, di cui le biotecnologie industriali sono il vero e proprio motore, è un'economia che impiega le risorse biologiche, provenienti dalla terra e dal mare, come input per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica. 

Un rapporto dell'OCSE, intitolato “The Bioeconomy to 2030: designing a policy agenda” attribuisce alla bioeconomia la capacità di imprimere una vera e propria spinta propulsiva verso una nuova "rivoluzione industriale", che, a partire dalla ricerca nel campo delle materie prime rinnovabili, può permettere di innovare settori maturi come quelli delle materie prime, della produzione di energia e intermedi, garantendo una sostenibilità ambientale, economica e sociale nel lungo termine del sistema economico mondiale.

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 L’Europa in questo scenario si sta già muovendo.

Il modello di crescita che l’Unione Europea propone si focalizza sempre più sulla gestione, sulla produzione e sull’uso sostenibile delle risorse biologiche rinnovabili, attraverso l’aiuto delle scienze, delle biotecnologie e l’integrazione con altre tecnologie. L’Unione Europea è convinta della necessità di imprimere una forte accelerazione, poiché la bioeconomia possiede tutte le potenzialità necessarie ad affrontare molte delle sfide prioritarie per il futuro degli europei: dalla sicurezza alimentare al fabbisogno energetico e alla riduzione dell’impatto ambientale proveniente da agricoltura e industria, dalla fornitura di cibo sano a costi accessibili all’incentivazione dello sviluppo costiero e rurale, dalla lotta ai cambiamenti climatici al raggiungimento dell’obiettivo di zero rifiuti in discarica.

Nel febbraio del 2012, la Commissione europea ha reso pubblica la propria strategia “Innovazione per la crescita sostenibile: una bioeconomia per l’Europea”, chiamando all’azione gli Stati e le Regioni che fanno parte dell’Unione.

Il ruolo dell'Italia nello scenario euro-mediterraneo

Nel 2017 con la Strategia Nazionale sulla Bioeconomia l’Italia si è posta un obiettivo molto sfidante: raggiungere 300 miliardi di euro di valore e oltre 2 milioni di occupati nel 2030. Ciò equivaleva a un incremento del 20% rispetto ai dati del 2015 per l’insieme dei settori che trattano materie prime rinnovabili di origine biologica.

Questi obiettivi sono stati ulteriormente rilanciati il 14 maggio 2019, quando sono stati presentati la nuova Strategia nazionale e il relativo programma di attuazione. L’obiettivo posto è di raggiungere entro il 2030 un aumento del 15% nella performance corrente della bioeconomia italiana, stimata nell’ultimo Rapporto Intesa Sanpaolo-Assobiotec in 328 miliardi di euro, con l’inclusione tra i settori analizzati della filiera del legno-arredo, del trattamento delle acque e dei rifiuti organici. Numeri importanti, per raggiungere i quali le applicazioni biotecnologiche offrono lo strumento sul quale puntare per vincere la sfida.

Il modello a cui guarda il nostro Paese è basato sullo sviluppo delle aree locali, in una logica di rigenerazione del territorio. A supporto di questo modello esiste un sistema di cluster tecnologici nazionali: SPRING - Cluster della chimica verde; CLAN - Cluster tecnologico Agrifood Nazionale, Blue Italian Growth - Cluster dell'economia del Mare, che funzionano da catalizzatori di risorse per coordinare e rafforzare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle imprese. 


Per approfondimenti:

"LE IMPRESE DI BIOTECNOLOGIE IN ITALIA" (AGGIORNAMENTO CONGIUNTURALE 2019)

RAPPORTO "LA BIOECONOMIA IN EUROPA" (2019)

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