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BIOTECH, IL FUTURO MIGLIORE - Scienze della vita, la strada è puntare sull'innovazione

by User Not Found | lug 21, 2020
Snellimento dei processi, uniformità di regole fra Paesi, interventi per far parlare la buona scienza nazionale con il capitale, creazione di un contesto virtuoso per incrementare investimenti in R&S, partnership pubblico privato per far arrivare le eccellenze della ricerca pubblica nazionale fino al paziente. Se ne è parlato nell secondo gruppo di lavoro sulle Life Science

IL SECONDO GRUPPO DI LAVORO DEL PROGETTO "BIOTECH, IL FUTURO MIGLIORE"

Snellimento dei processi, uniformità di regole fra Paesi, interventi per far parlare la buona scienza nazionale con il capitale, creazione di un contesto virtuoso per incrementare investimenti in R&S, partnership pubblico privato per far arrivare le eccellenze della ricerca pubblica nazionale fino al paziente.

Di questo e di tanto altro si è parlato in occasione del secondo gruppo di lavoro, questa volta dedicato al tema delle Scienze della Vita “Il viaggio del biofarmaco - dal bancone al paziente”, seconda tappa del più ampio percorso “Biotech, il futuro migliore - Per la nostra salute, per il nostro ambiente, per l'Italia” voluto da Assobiotec Federchimica. Il progetto prevede 4 diversi tavoli di lavoro, fra giugno e ottobre, e troverà una sua finalizzazione in un Manifesto, ma soprattutto in un Documento di Posizione con proposte operative per la crescita del settore, lo sviluppo delle imprese e il rilancio del Paese.

Focus del secondo tavolo di lavoro sono state le Scienze della Vita, un comparto che vale circa il 10% del PIL nazionale.

RICONOSCERE IL VALORE DELL'INNOVAZIONE DALLA RICERCA ALL'ACCESSO AL MERCATO

Ma cosa serve a questo settore altamente strategico, di cui le biotecnologie sono il principale motore di innovazione, non solo per far crescere il comparto, ma soprattutto per migliorare la salute delle persone e la competitività del Paese?

Innanzitutto il riconoscimento del valore dell’innovazione, in tutte le fasi di sviluppo dei bio-prodotti, farmaci, vaccini e diagnostici, per garantire ai cittadini il fondamentale e costituzionale diritto alla salute. Per farlo è necessario un cambio di paradigma a partire da 4 diversi interventi: investire in ricerca e sviluppo, snellire e semplificare la burocrazia di settore, creare un ecosistema accogliente per finanziamenti e fiscalità, ristrutturare la governance della spesa farmaceutica.

I PROTAGONISTI DEL GRUPPO DI LAVORO

 Al tavolo di lavoro dello scorso 13 luglio ne hanno parlato, tra gli altri, Luigi Boano, General Manager di Novartis Oncology Italia e Vice Presidente Assobiotec Federchimica, Walter Ricciardi, Professore Università Cattolica, Presidente “Mission Board for Cancer” della Commissione Europea, coordinatore del Comitato Scientifico Human Technopole; Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, Annalisa Scopinaro, Presidente UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare e rappresentanti del Ministero della Salute e del Ministero dello Sviluppo Economico, oltre a tanti stakeholder del mondo sanità e bio-pharma.

LE DICHIARAZIONI

“Ci troviamo in un momento strategicamente fondamentale per il nostro Paese - afferma Riccardo Palmisano, Presidente Assobiotec Federchimica - Secondo un recente articolo pubblicato su ‘The Economist’, per capacità di attrarre venture capital, l’Italia è largamente dietro Paesi come Olanda e Israele, certamente eccellenti, ma grandi quanto una nostra regione. Basandoci sulla qualità espressa dalla ricerca italiana potremmo fare molto di più e posizionarci decisamente più in alto, ma siamo frenati dai troppi sassi che portiamo nello zaino. Il drammatico periodo della pandemia, ha fatto emergere in Italia una serie di casi virtuosi, per esempio, di velocità di azione e di collaborazione eccellente tra pubblico e privato. Anche questi, però, non sono risultati esenti da critiche e problematiche legali: senza un cambiamento culturale e un nuovo paradigma che guardi finalmente all’innovazione come modello su cui puntare, ci ritroveremo dopo l’emergenza più poveri di prima e senza un vero progetto di rilancio per il settore e per il Paese intero.”

“Una realtà globale come DiaSorin ha l'opportunità di scegliere dove fare sperimentazione. Ma cosa spinge un’azienda a scegliere un Paese anziché un altro? La semplificazione. Scegliere di lavorare e investire in Italia è a volte difficile, non perché i centri di ricerca non siano di valore, anzi. Spesso è proprio l’eccesso di burocrazia e le lunghe trafile a spingere gli investimenti industriali verso altri Paesi. Il “time to market” è fondamentale per qualsiasi azienda, se in Italia abbiamo tempi tre volte superiori a quelli di altri Paesi siamo costretti a puntare altrove. DiaSorin ad esempio esegue circa il 30% delle sperimentazioni cliniche in Italia e il 70% nel resto del mondo” dichiara Carlo Rosa, Chief Executive Officer Gruppo DiaSorin e Vice Presidente Assobiotec Federchimica.

 “In piena pandemia abbiamo assistito a uno straordinario incremento delle collaborazioni tra pubblico e  privato e il lavoro di squadra ha dimostrato di poter dare un prezioso contributo a sostegno di iniziative a vantaggio dei pazienti  - commenta Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia e Vice Presidente Assobiotec Federchimica – Non solo, la pandemia ci ha anche insegnato che un Paese che è leader nella produzione di farmaci, per diventare sempre più importante e influente, deve anche saper investire in stabilimenti e linee produttive preparate a creare farmaci innovativi, farmaci biotech direttamente sul territorio nazionale: avere determinati poli entro i confini nazionali è sicuramente un asset strategico per il Paese e soprattutto per la salute dei propri cittadini”.

“Il Ministero della Salute è già impegnato insieme al MISE in un percorso di valorizzazione dell’attività di ricerca degli IRCSS al fine di creare un contesto più favorevole - afferma Giovanni Leonardi, Direzione generale della ricerca e dell'innovazione in sanità del Ministero della Salute - Nello specifico dal 2016 il Ministero della Salute porta avanti un Tavolo UTT che comprende un’attività di ricognizione, che ha elaborato uno schema-tipo di regolamento dei brevetti (per fornire una normativa chiara e unica agli istituti) e un manuale Spin Off per accompagnare il ricercatore nella sua creazione. Infine, organizziamo annualmente la Technology Transfer School, una giornata e mezza insieme ai ricercatori per confrontarsi e approfondire il tema del trasferimento tecnologico. È importante proseguire in questa direzione continuando a lavorare insieme con l’obiettivo di rendere il nostro Paese più attrattivo dal punto di vista degli investimenti”.

“Ci troviamo in un momento fondamentale per il nostro Paese, mai come oggi sono messi a disposizione dell’Europa fondi e investimenti per sviluppare ricerca e innovazione. Eppure l’Italia sembra incapace di partecipare attivamente in modo coordinato a questa straordinaria opportunità - commenta Walter Ricciardi, Professore Università Cattolica, Presidente “Mission Board for Cancer” della Commissione Europea, coordinatore del Comitato Scientifico Human Technopole – Se non sappiamo cogliere questa occasione, il destino del Paese è quello di diventare sempre più marginale nello scenario internazionale delle Life Science, nonostante le grandi risorse umane e professionali”.

“Durante questi mesi di emergenza sanitaria il servizio sanitario italiano ha dimostrato la necessità di superare i vecchi modelli organizzativi - dichiara Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva. Per migliorare gli standard di cura dei nostri cittadini è necessario orientarsi agli outcome e privilegiare un modello basato sul territorio e non più ospedalocentrico, così come a una reale attenzione alle innovazioni e all'accesso a queste per i cittadini. Questo cambio di prospettiva sarebbe un fondamentale punto di partenza per attuare quel cambio di paradigma necessario per dare una svolta al settore delle Scienze della Vita ed è importante proseguire lungo questa nuova direttrice”.  

“Ora più che mai è necessario fare un passo avanti come Paese dimostrando un approccio virtuoso di cui siamo capaci e per il quale disponiamo di menti, risorse e capacità che spesso vengono sprecate. Il motivo principale è la mancanza di comunicazione tra Istituti, di condivisione di informazioni, ma ora non possiamo più permetterci di spendere fondi e risorse per lavorare a silos sugli stessi progetti. Per far ciò è necessario un patto di collaborazione in grado di abbandonare le diffidenze, per valorizzare ciò che ci unisce, oltre a una migliore applicazione e armonizzazione delle norme che a volte sono addirittura in contrasto tra loro” afferma Annalisa Scopinaro, Presidente UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare.

“Per dare una spinta all’innovazione digitale e biotecnologica, è necessario togliere il freno più importante del nostro Paese: la non collaborazione tra pubblico e privato, in ogni settore - dichiara Paolo Bonaretti, Vice Presidente esecutivo CLuster Agrifood Nazionale – CL.A.N - L’interesse del consumatore, della persona, del cittadino è che l'innovazione buona arrivi il più presto possibile sul mercato e che sia accessibile, ma bisogna tener conto che gli investimenti vanno dove trovano un mercato e la certezza che il ritorno dell'investimento sia dato dalla buona programmazione e non dalle causalità che emergono nel percorso. È necessario creare un ecosistema che sia davvero ‘sistema’, dove il comparto pubblico deve sì definire e condividere obiettivi,  dare  regole e relative tempistiche, ma deve essere orientato principalmente ai risultati e non tanto alla procedura”.

IL PROGETTO "BIOTECH, IL FUTURO MIGLIORE"

Il progetto “Biotech, il futuro migliore - Per la nostra salute, per il nostro ambiente, per l'Italia” si muove su un doppio binario. Da una parte, la costruzione di una visione condivisa con i principali attori delle Istituzioni competenti, base indispensabile per poter mettere a disposizione dei decisori nazionali e regionali un piano d’azione concreto per lo sviluppo del settore biotech in Italia. Dall’altra, creare maggiore conoscenza e consapevolezza su queste tecnologie attraverso una comunicazione più divulgativa.

 Successivi al tavolo di lavoro dedicato a “Premesse programmatiche e rafforzamento dell’ecosistema” di giugno e all’incontro di luglio sulle Scienze della Vita, i prossimi appuntamenti, dopo la pausa estiva, sono in programma per:

  • lunedì 14 settembre 2020 - Incontro verticale sulla Bioeconomia: gruppo di lavoro sulla ripartenza sostenibile attraverso la bioeconomia che vede il biotech quale insostituibile motore strategico.
  • lunedì 12 ottobre 2020 - Riunione plenaria per “Condivisione e validazione contenuti emersi nei lavori dei diversi gruppi”.

L’evento conclusivo avrà luogo il 9 novembre 2020. Composto da una plenaria e alcuni workshop verticali, avrà l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico – con particolare riferimento ai giovani - al valore delle biotecnologie e alla filiera del biotech. L’appuntamento sarà inoltre l’occasione per presentare il Manifesto e il Documento di Posizione (con dati, percorsi, sfide, difficoltà, relazioni, scenari, visione e proposte concrete) condivisi con le istituzioni, da mettere a disposizione del Governo per valorizzare la filiera del biotech per il futuro di un’Italia più in salute e più sostenibile.

Il progetto “Biotech, il futuro migliore - Per la nostra salute, per il nostro ambiente, per l'Italia” è realizzato da Assobiotec Federchimica con il supporto di StartupItalia e grazie al sostegno di AbbVie, Alexion, Bayer, Bristol-Myers Squibb, Daiichi Sankyo, Dembiotech, DiaSorin, Genenta, Genextra, MolMed, Novartis, Qiagen, Rottapharm Biotech, Sanofi e UCB Pharma.

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