IN PRIMO PIANO - Dalla ricerca italiana 4 nuovi vitigni resistenti

25 gennaio 2021 - Dopo le varietà nate dalla ricerca dell’Università di Udine e ad altre provenienti dalla ricerca tedesca e ungherese, si aggiungono ora quattro nuovi vitigni ottenuti dalla Fondazione Mach di San Michele all’Adige

Continua lo sforzo dei genetisti italiani per mettere  disposizione dei viticoltori varietà di vite in grado di tollerare le principali malattie fungine. Da anni sono ormai disponibili le varietà nate dalla ricerca dell’Università di Udine, le cui uve hanno dimostrato di produrre vini di qualità, già disponibili sul mercato. Si tratta di varietà ottenute con un lungo processo di selezione, a partire da un grande numero di incroci, e possono essere considerate tra i più avanzati risultati della genetica convenzionale.
 
A queste varietà e ad altre provenienti dalla ricerca tedesca e ungherese, si aggiungono ora i quattro nuovi vitigni ottenuti dalla Fondazione Mach di San Michele all’Adige, prestigiosa istituzione di antica fondazione dove ricerca, formazione e assistenza alla viticoltura trentina si fondono efficacemente.


IL PROSSIMO PASSO: L'UTILIZZO DELLE FORBICI MOLECOLARI

La stessa Fondazione, presentando i vini ottenuti dalle nuove varietà, ha ricordato come risultati ancora più rapidi ed efficaci si potrebbero ottenere utilizzando le “forbici molecolari” nell’ambito delle tecniche di biotecnologie sostenibili, o genoma editing che dir si voglia. Questo consentirebbe di migliorare queste caratteristiche di resistenza alle malattie anche i vitigni di tradizionale coltivazione, inseriti nei disciplinari di denominazione di origine controllata, senza nulla cambiare delle altre caratteristiche che li contraddistinguono e ne rappresentano la tipicità.

SERVONO INTERVENTI NORMATIVI
Sulla stessa linea si pongono i ricercatori dell’Università di Verona, che hanno recentemente dato vita a una iniziativa imprenditoriale, spin off della stessa Università, proprio con lo scopo di lavorare con le nuove tecnologie, giustamente definite come “tecnologie di evoluzione assistita” per migliorare le varietà tipiche della viticoltura veneta. Tutto ciò presuppone ovviamente, come hanno recentemente ricordato la Società Italiana di Genetica Vegetale e la Società Italiana di Biologia Vegetale, che l’Unione Europea intervenga con un adeguato apparato normativo che consenta di procedere con sperimentazione e messa a disposizione degli agricoltori di quanto deriva da questa forma di innovazione.

LA STRADA PER MANTENERE UN PRIMATO TUTTO ITALIANO
Grazie a nuove varietà e a varietà tradizionali opportunamente migliorate, la prospettiva non può essere che quella di una produzione di vini sostenibile e di elevata qualità nell’ambito di una enologia che ambisce a mantenere il suo primato mondiale.

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