Produrre di più con meno: meno risorse ed energia, minori emissioni e un utilizzo più mirato degli input. È questo il paradigma al centro del Position Paper "La Quarta Rivoluzione Agroalimentare– Il ruolo delle biotecnologie e delle biosoluzioni per un sistema agroalimentare più resiliente, sostenibile e competitivo”, presentato oggi a Roma da Assobiotec-Federchimica nell’ambito dell’evento internazionale “Biosolutions: Driving Europe's Agri-Food and Industrial Future and Competitiveness”, organizzato in occasione della European Biotech Week.
Secondo quanto riportato nel documento, una nuova fase di trasformazione del sistema agroalimentare è già in corso e ha nella conoscenza biologica e nelle biotecnologie alcuni dei suoi principali motori. L’obiettivo è affrontare sfide sempre più complesse – dal cambiamento climatico alla scarsità delle risorse naturali, dall’emergere di nuove malattie alla crescente domanda di cibo – attraverso soluzioni capaci di coniugare produttività, sostenibilità e sicurezza alimentare.
Dalle TEA alla fermentazione di precisione: le tecnologie della Quarta Rivoluzione
Tra gli strumenti chiave individuati dal Position Paper ci sono le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), che possono consentire di sviluppare varietà vegetali più resistenti alla siccità, al caldo e alle malattie e più efficienti nell’utilizzo di acqua e nutrienti.
Accanto alle TEA, un ruolo importante è svolto dalle biosoluzioni basate su microrganismi ed enzimi, che possono contribuire a migliorare la salute dei suoli, favorire la biodiversità e ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agricole. In questo quadro si inseriscono anche i modelli di agricoltura rigenerativa, orientati alla valorizzazione della fertilità e della funzionalità biologica dei terreni.
La trasformazione riguarda anche le fasi successive della filiera. La fermentazione tradizionale e la fermentazione di precisione aprono nuove possibilità per sviluppare ingredienti e prodotti innovativi, valorizzare biomasse e sottoprodotti agroalimentari e creare nuove filiere industriali.
Queste tecnologie, insieme ai processi di valorizzazione circolare delle risorse biologiche, possono contribuire alla costruzione di una bioeconomia più sostenibile, resiliente e competitiva, trasformando materiali e sottoprodotti in nuove risorse e riducendo la dipendenza da input tradizionali.
Come sottolinea Elena Sgaravatti, Vicepresidente di Assobiotec-Federchimica e Coordinatrice dell’Area Biotech per la Bioeconomia, “la Quarta Rivoluzione Agroalimentare significa passare dall’idea di produrre di più semplicemente aumentando le risorse impiegate, all’idea di produrre meglio attraverso la conoscenza e la valorizzazione dei processi biologici che ci accompagnano da sempre, dal pane allo yogurt”.
Dalla ricerca al mercato: tre priorità per Assobiotec
La disponibilità di tecnologie e conoscenze, tuttavia, non è sufficiente. Il Position Paper mette in evidenza la necessità di colmare il divario tra eccellenza scientifica e applicazione industriale, creando le condizioni normative, finanziarie e infrastrutturali necessarie per trasformare il potenziale delle biotecnologie in valore economico, ambientale e sociale.
Assobiotec individua tre priorità.
1. Attuare rapidamente la nuova normativa sulle TEA
La prima riguarda la necessità di garantire una attuazione rapida, efficace e armonizzata del nuovo quadro normativo europeo sulle Tecnologie di Evoluzione Assistita, così da consentire all’agricoltura europea di beneficiare in tempi brevi delle innovazioni genomiche.
A questo si affiancano il sostegno agli investimenti in ricerca e miglioramento genetico, una tutela equilibrata della proprietà intellettuale e un’attività di informazione pubblica basata sulle evidenze scientifiche.
2. Favorire lo sviluppo e l’adozione delle biosoluzioni
La seconda priorità è portare le biosoluzioni sul mercato e favorirne l’adozione. Per farlo sono necessarie procedure autorizzative più rapide e armonizzate, strumenti finanziari e di mitigazione del rischio dedicati allo sviluppo industriale e condizioni di mercato favorevoli.
Il Position Paper richiama inoltre la necessità di sostenere lo sviluppo di bioraffinerie e modelli di economia circolare, in grado di valorizzare biomasse, residui e sottoprodotti trasformandoli in nuove risorse e prodotti a maggiore valore aggiunto.
3. Rafforzare l’ecosistema dell’innovazione
La terza priorità riguarda gli elementi abilitanti dell’innovazione: un sistema nel quale imprese, università e startup possano collaborare più efficacemente, accompagnato da investimenti nella formazione di competenze specialistiche e da iniziative di comunicazione e coinvolgimento pubblico fondate su evidenze scientifiche.
Un ecosistema più forte è infatti una condizione necessaria per trasformare la ricerca in applicazioni concrete e rafforzare la competitività delle filiere europee.
Sgaravatti: “Le biosoluzioni non sono una promessa. Il momento di agire è questo”
Nel suo intervento conclusivo durante l’evento, Elena Sgaravatti ha posto l’accento su un punto centrale: le biosoluzioni non rappresentano una promessa per il futuro, ma sono già oggi una realtà capace di contribuire a produrre di più con meno risorse.
La sfida, quindi, non è continuare a sviluppare nuova conoscenza, ma portare su scala le soluzioni già disponibili. Per farlo servono supporto politico, visione strategica e investimenti, insieme alla capacità di creare condizioni favorevoli allo sviluppo industriale.
Il momento per agire, ha sottolineato Sgaravatti, è quello attuale. I lavori europei sul futuro Biotech Act II, insieme alla Strategia europea per la Bioeconomia e al pacchetto Omnibus Food & Feed, rappresentano un contesto nel quale è possibile intervenire per creare le condizioni necessarie alla crescita delle biosoluzioni.
L’indicazione è quindi quella di passare dalle buone intenzioni alle azioni concrete, evitando che il confronto si traduca esclusivamente in nuovi dibattiti. La sfida dello scale-up richiede invece uno sforzo comune e una collaborazione tra tutti gli attori della filiera.
“Nessuno può farcela da solo” è il messaggio con cui Sgaravatti ha richiamato la necessità di costruire partnership tra ricerca, imprese, startup, investitori e istituzioni. Una collaborazione che deve riguardare anche la capacità di comunicare meglio le biosoluzioni, aumentando la consapevolezza sia tra i cittadini sia tra gli agricoltori.
Le biotecnologie, ha ricordato Sgaravatti, sono infatti già vicine alla vita quotidiana e affondano le proprie radici in processi che fanno parte della storia dell’alimentazione: “La tradizione è un’innovazione che ha funzionato”. Raccontare questa continuità e spiegare in modo chiaro, accessibile e basato sulle evidenze scientifiche cosa possono fare oggi le biosoluzioni è quindi parte integrante della sfida.
Il messaggio finale è chiaro: le tecnologie ci sono, il momento per agire è adesso e la sfida è portarle su scala industriale Insieme.
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